La mano capace di dipingere capolavori sulla porcellana era quella di mamma Anna Soldini. Il fiuto per gli affari, invece, era quello di papà Luciano Baroni. A entrambi non mancavano coraggio e determinazione. E il 7 ottobre 1976 decisero che era arrivato il momento di fare il salto.

Luciano Baroni

Anna Soldini con la figlia Cristina Baroni
Luciano lasciò un lavoro sicuro per iniziare a commercializzare le creazioni della moglie. Anna trasformò così la sua passione in un’impresa: nacque così, a Milano, Baroni Porcellane.
Cinquant’anni e qualche centinaio di migliaia di porcellane dopo, alla guida dell’azienda c’è la figlia Cristina, membro della Giunta di Unione Artigiani. L’impresa è rimasta artigiana, proprio come allora, ma oggi i suoi prodotti hanno conquistato mercati ben oltre i confini italiani

Cristina Baroni
«Ho preso le redini dell’azienda nel 2007, in un momento di mercato molto complicato – racconta Cristina Baroni – Alla crisi economica si aggiungeva la concorrenza cinese, soprattutto sul fronte dei costi. Io ho scelto sempre la strada della qualità, del lusso e della personalizzazione, credendoci fermamente e senza mai scendere a compromessi. In questi 50 anni ci siamo impegnati a custodire e mantenere una identità precisa, fatta di porcellane decorate rigorosamente a mano, dove ogni dettaglio nasce dalla cura, dall’attenzione e dalla passione.
Il mercato mi ha dato ragione. Sono ripartita con un solo dipendente, oggi siamo in sette.

I dipendenti di Baroni Porcellane con Cristina Baroni (al centro) alle celebrazioni per il 50° anniversario dell’attività
I nostri prodotti, sia come fornitori sia con il mio marchio, vengono venduti in mezzo mondo, dall’Inghilterra al Golfo Persico. Alle fiere, dal Salone del Mobile a Milano Home, incontro continuamente nuovi clienti e nuove opportunità.
Tutto questo è motivo di grande orgoglio. E adesso penso al futuro. Mi sono data un orizzonte di dieci anni. Poi vedremo cosa deciderà di fare mio figlio, che oggi è impegnato su altri fronti. Nel frattempo sto sviluppando il mio brand, ma so anche che potrò contare sui miei dipendenti.
Non vorrei che questa bellissima storia – conclude – andasse dispersa».











