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È rimasto incagliato al Parlamento e vedrà la luce solo nei prossimi mesi il Dlgs di recepimento della Direttiva Europea sulla Riparazione 2024/1799, provvedimento che anche per l’Italia avrebbe dovuto scattare da oggi con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Ed è una pessima notizia non solo per l’ambiente e i consumatori ma anche per il mondo artigiano della manutenzione.
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La direttiva avrebbe finalmente introdotto in Italia importanti novità destinate a contrastare la cultura dell’«usa e getta», favorendo un’economia più circolare. Tra le misure previste: l’obbligo per i produttori di garantire la riparazione di numerose categorie di beni a condizioni eque e in tempi ragionevoli, assicurare una maggiore disponibilità dei pezzi di ricambio e una maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori. I consumatori italiani continuano così a dover affrontare maggiori difficoltà nel riparare i propri elettrodomestici, con costi spesso elevati, ricambi non sempre reperibili e la conseguente convenienza economica della sostituzione rispetto alla riparazione. Anche le migliaia di imprese artigiane specializzate nella manutenzione e riparazione di elettrodomestici vedono rinviata un’importante occasione di rilancio. Il mancato recepimento sta di fatto bloccando la nascita di tante nuove ditte per il settore, soprattutto giovanili. Basta guardare al primo elenco degli articoli indicati dalla direttiva per farsi un’idea delle potenzialità: lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, apparecchi di refrigerazione, aspirapolvere, smartphone, telefono cordless, tablet, televisori, monitor, server e memorie esterne o device per archiviare i dati, prodotti con batterie come e-bike e monopattini elettrici e utensili per la saldatura.
ACCORNERO: “INIZIAMO A COSTRUIRE UNA VERA FILIERA DELLA RIPARAZIONE MA INTANTO GOVERNO E PARLAMENTO RIMETTANO IN MOTO L’ITER” «L’Europa ha indicato con chiarezza la strada da seguire, ma l’Italia non può permettersi di restare indietro», dichiara Marco Accornero, Segretario Generale dI Unione Artigiani della Provincia di Milano. «Abbiamo tantissimi artigiani che rappresentano un presidio fondamentale dell’economia circolare e dell’occupazione qualificata. Nel frattempo, augurandoci che Parlamento e Governo rimettano in moto l’iter di approvazione, il settore può comunque scaldare i motori, potenziando la formazione e iniziando a costruire una filiera di supporto come previsto dalla direttiva. Anche i produttori saranno finalmente chiamati ad operare in modo più ecocompatibile e comunicando in modo più chiaro con i consumatori e tutti gli artigiani»
CHE DIRITTI CI STIAMO PERDENDO? Precisiamo che non scatta un diritto alla riparazione gratuita e obbligatoria Si crea però un sistema per allungare la vita dei prodotti, contenere l’obsolescenza programmata e ridurre rifiuti, emissioni e il consumo di materie prime. Il produttore o il riparatore, entra 30 giorni, dopo un esame diagnostico dovrà consegnare al cliente un modulo europeo che indicherà il responsabile dalla riparazione, tempi e costi all’interno di un preventivo valido per almeno un mese. E se nonostante tutti gli sforzi, il prodotto non si riuscisse a riparare? Il fabbricante può proporre al consumatore un prodotto ricondizionato. Nel caso il fabbricante / riparatore si trovi fuori dall’UE? Chi controllerà l’attuazione della direttiva?
Entro marzo 2027, Il Ministero delle Imprese e del Made in italy dovrà infine partecipare alla gestione della parte nazionale di una piattaforma europa digitale per la riparazione: una filiera dove potremo trovare in particolare i riparatori privati e le reti di riparazione no-profit come quella dei Repair Cafè. Scatterà anche l’obbligo di informazione sui diritti dei consumatori. |












