ACCORNERO, UNIONE ARTIGIANI: “NUMERI INTERESSANTI TRA GLI UNDER 35 MA ANCORA TROPPO POCHI PER GARANTIRE IL RICAMBIO GENERAZIONALE DEL SETTORE. IN BRIANZA UN SOLO NUOVO MOBILIERE UNDER 35 IN UN ANNO. RESTA PERO’ ALTA LA DOMANDA DI ARTIGIANATO. UN MESSAGGIO CHE DOBBIAMO TRASMETTERE AI GIOVANI”.

 

Ci sono sempre meno artigiani nella Grande Milano e in Brianza. E mediamente ancora più anziani. Nemmeno la carica dei nuovi imprenditori stranieri compensa il saldo negativo del 2025 che chiude con un -2,9% a quota 86.530 imprese.
Ci sono numeri interessati tra gli under 35 che hanno aperto la ditta l’anno scorso: 1876 nuovi artigiani nel milanese e 672 in provincia di Monza. Sommati ai giovani già attivi, rappresentano globalmente poco più del 12% delle imprese esistenti, ancora troppo poco per garantire il ricambio generazionale del settore. L’85% dei nuovi titolari sono uomini, il 34% stranieri.

 

QUALI MESTIERI ARTIGIANI HANNO SCELTO I GIOVANI?

Tra i neo-artigiani la stragrande maggioranza, pari a circa il 70% ha scelto di operare nell’ambito dell’edilizia e della filiera casa. Tanti i muratori, solo un centinaio globalmente tra Monza e Milano gli impiantisti specializzati (idraulici, esperti di domotica,, impiantisti, elettricisti), settori nei quali è maggiore la domanda. Evidentemente a questa età si preferisce ancora una posizione da dipendente in aziende già attive da tempo. Crescono anche i tassisti, dato legato al recente concorso del Comune di Milano,

L’11% dei neo artigiani ha avviato un salone di bellezza o di acconciature, o di tatuaggio. Nel comparto crescono i “freelance” che preferiscono il cosiddetto “affitto di poltrona” integrandosi o lavorando a fianco di titolari di negozi già aperti, senza quindi investire in nuove strutture.

Gli altri mestieri vacillano. Qualche esempio. I nuovi giovani gelatai artigianali saranno 4 in provincia di Milano e 2 in Brianza, di cui una yogurteria. L’anno scorso in tutta la Grande Milano e in quella di Monza solo 8 ragazzi, quattro per provincia, metà dei quali stranieri, hanno aperto o rilevato un panificio. Impastare e infornare di notte è diventato sempre più insostenibile per le nuove generazioni, se mai trovassero le risorse per acquisire locali e impianti necessari.

In Brianza un solo Under 35, già rampollo di artigiani del settore, ha aperto una ditta di produzione di mobili mentre altri tre si limitano a presentarsi sul mercato come falegnami, uno dei quali solo a domicilio.

 

ACCORNERO: “NUMERI INTERESSANTI MA IL RICAMBIO È ANCORA LONTANO”

“Pur in presenza di qualche numero interessante, questi numeri ancora ci dicono che il lavoro a cui siamo chiamati tra i giovani è ancora enorme – commenta Marco Accornero, Segretario Generale di Unione Artigiani – non mancano creatività e la voglia di fare. Ai ragazzi serve consapevolezza sulle opportunità che offre il settore e il prendersi il tempo necessario per poter camminare sul mercato con le proprie gambe. Incentivi, agevolazioni e tutto il supporto tecnico e di esperienza delle associazioni degli artigiani non mancano ma visti i dati servono misure ancora più mirate.

Resta una crisi vocazionale aggravata dal dato demografico. Dobbiamo continuare a farci conoscere di più nelle scuole medie, come stiamo facendo e spiegare ai ragazzi più grandi che l’artigianato è anche tecnologia digitale. E dobbiamo fare diventare gli stranieri bravi come gli italiani”.

Resta un contesto in cui la domanda di prodotti e servizi artigiani resta solida e qualificata. Questo scenario rappresenta, paradossalmente, una grande opportunità: i mestieri artigiani offrono concrete prospettive di inserimento, stabilità e redditività. Troppo spesso i giovani non conoscono la bellezza del saper fare, l’elevato livello di professionalità richiesto e le reali possibilità di guadagno che questi percorsi possono garantire. Valorizzare e comunicare meglio il mondo dell’artigianato – conclude Accornero –  significa non solo preservare competenze fondamentali per il territorio, ma anche aprire nuove strade di crescita personale e imprenditoriale per le nuove generazioni.”

 

I DATI DEL REGISTRO IMPRESE

Secondo i dati della Camera di Commercio, rielaborati da Unione Artigiani, a Milano e Provincia le imprese attive a fine 2025 sono oggi 65.653 (-2,75% rispetto all’anno precedente)

A Milano città, in particolare, rispetto al 2024 ci sono 600 attività in meno per un totale attuale di 25.117 imprese attive. Circa la metà di queste (45%) è straniera, 4072 sono le imprese femminili

In provincia di Monza il calo è più marcato: le imprese artigiane scendono globalmente da 21556 a 20877 con un saldo negativo di 679 (- 3,2%). Un terzo sono straniere, 2853 quelle guidate dall’altra metà del cielo.