Reti di imprese per l’export. 2) Generano veramente sinergie?

Le reti di imprese sono
aggregazioni intorno ad un progetto condiviso, con il fine di accrescere la
capacità innovativa e la competitività delle imprese che vi partecipano. In
assenza di questo fine non si costituisce una vera rete di imprese ma qualche cos’altro,
spesso un accordo più o meno strutturato per ottenere benefici fiscali,
finanziamenti, contributi a fondo perduto, immagine o altro.
Il fine è fondamentale per
distinguere le reti di imprese da altre forme aggregative
, ed è fondamentale
per valutare il successo nel lungo periodo dell’aggregazione: se realmente il
fine della rete è il miglioramento della capacità innovativa e competitiva
delle imprese partecipanti, e quanto più questo fine viene perseguito in modo
consistente nel tempo, tanto più il successo è probabile. Altri obiettivi
portano invece un successo facile e circoscritto nell’immediato, ma improbabile
da mantenere nel lungo termine.
Accrescere la capacità innovativa
e la competitività sul mercato delle imprese partecipanti significa avere un
piano o un’idea chiara di quali sono i vantaggi che derivano dal farle lavorare
insieme.
Questo piano deve valorizzare le sinergie tra le imprese, e
minimizzare le dis-economie che derivano dal far collaborare organizzazioni
diverse, spesso piccole ma molto efficienti.
La principale critica che viene
rivolta alle reti di imprese composte da Piccole Medie Imprese, infatti, è che
mettendo insieme piccole organizzazioni non si ottengono  vantaggi, ma solo svantaggi. Il ragionamento
nasce dalla constatazione che moltissime Piccole e Medie Imprese fondano la
propria ragione d’essere, il carattere distintivo, il vantaggio competitivo,
nelle caratteristiche implicite dell’essere piccole, snelle, veloci,
specializzate, di nicchia, molto spesso guidate da persone che lavorano più per
passione che per stretto interesse economico e per questo sono disponibili a
sacrificarsi. Mettere insieme più aziende con queste caratteristiche significa
snaturarle, rallentarle, appesantirle, levare loro freschezza e capacita’
competitiva. Significa votarle alla sconfitta.

C’e’ molto di vero in questa
affermazione, che va attentamente soppesata: la ricerca di una sinergia tra
organizzazioni, l’identificazione di economie di scala, il raggiungimento di
masse critiche necessarie per competere sui mercati non deve sacrificare le
caratteristiche distintive alla base delle imprese che partecipano
all’aggregazione.
Bisogna tenere sempre 
presente che e’ meglio non lasciare il certo per l’incerto.
Particolarmente in tempi di crisi, e’ bene concentrarsi sul proprio ‘core
business
’ e sui propri punti di forza certi. Questa critica, per ammissione
unanime, non è applicabile alle reti di
imprese nate per l’export e per l’internazionalizzazione
: in questo tipo di
reti, il raggiungimento delle dimensioni necessarie per essere visibili sui
mercati esteri, l’investimento adeguato rispetto agli obiettivi, l’utilizzo
delle  professionalità necessarie,
semplicemente sovrasta, supera, minimizza gli svantaggi che derivano dal
mettere insieme piccole organizzazioni efficienti e determinate.
 Senza le dimensioni necessarie  le piccole organizzazioni riescono a
sfruttare poco e con grande difficoltà le proprie qualità sui mercati
internazionali.
Le reti di imprese offrono quindi
alle Piccole Medie Imprese quelle caratteristiche che più contano sui mercati
internazionali, e che più mancano loro, caratteristiche che hanno poco a che
fare con l’innovazione ma molto a che fare con la competitività.
  1. Le reti di imprese permettono di
    raggiungere innanzi tutto le dimensioni necessarie per competere.
    Le Piccole
    Medie Imprese, spesso  con fatturati
    compresi tra 5 e 25 milioni di euro e guidate da imprenditori, sono
    semplicemente troppo piccole per molti mercati; non sono visibili agli
    operatori e non riescono ad avere una presenza fisica costante sul canale di
    vendita, sui clienti principali, agli eventi che contano. Una piccola
    organizzazione in Italia è credibile se è competente efficace e rapida.
    All’estero fatica ad esserlo. I clienti si domandano se così poche persone
    possano seguire in modo adeguato tanti mercati; e la risposta è spesso
    negativa. Le reti di imprese invece moltiplicano il numero delle persone
    dedicate ai mercati esteri, moltiplicano le iniziative che si possono gestire insieme,
    le opportunità da sfruttare, le informazioni che si riescono a raccogliere.
  2. Le reti di imprese mettono
    insieme facilmente i budget degli investimenti pubblicitari e di comunicazione
    di più imprese, e permettono di essere più visibili ai potenziali clienti.
    Permettono di pagare personale stabile nei vari mercati di destinazione.
    Permettono di siglare accordi di distribuzione più forti, basati su fatturati
    maggiori e su impegni maggiori da parte delle controparti. Permettono di
    reclutare agenti mono-mandatari per la rete, più dedicati, vincolati e
    controllabili. Permettono di creare reti di assistenza tecnica comuni presenti
    sui mercati di destinazione, per dare sicurezza ai clienti e completare il
    servizio intorno al prodotto. Permettono di diminuire i costi di distribuzione,
    se la logistica degli aderenti alla rete viene armonizzata sui mercati esteri. Le reti di imprese permettono di
    diminuire il ‘time to market’. I processi aziendali sui vari mercati possono
    essere messi in parallelo, rendendo alcune aziende coordinatrici e capofila in
    un mercato, mentre le altre seguono altri mercati. Ciascuna azienda si  concentra su meno mercati, diventando più rapida, competente ed efficiente.
  3. Le reti di imprese permettono di
    assumere professionalità più complete sui mercati esteri,
    professionalità  spesso troppo costose
    per le Piccole Medie Imprese.
    I mercati esteri sono molti, eterogenei, con
    diverse lingue, normative, consuetudini, concorrenti. Le funzioni aziendali
    coinvolte sono molte, vanno dalla forza vendita al marketing, dall’assistenza
    tecnica alla logistica, dall’amministrazione alla finanza. Persone che sappiano
    districarsi in questi dedali su molti mercati sono difficili da trovare e
    costose, di solito alla portata delle sole grandi aziende. Le reti di imprese permettono di
    portare all’interno queste funzioni aziendali, o assumendo il personale, o
    facendo contratti a tempo, o contratti di temporary management che garantiscono
    sia lo sviluppo del progetto che la sua realizzazione, al posto di molte
    consulenze che garantiscono solo la fase del progetto e non la sua
    implementazione. Questa differenza, tra farsi dire cosa fare e vederlo
    realizzato da chi studia il progetto e’ una differenza sostanziale e decisiva.

copyright di Enrico Sestini – Ebus srl

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