Finanza Agevolata – come “orientarsi” tra i contributi

La
Finanza Agevolata, nell’immaginario collettivo, è universalmente identificata
con i cosiddetti “aiuti di Stato”. Tuttavia, una tale definizione è riduttiva e
non giustificherebbe la necessità di ricorrere a consulenti specializzati per
orientarsi nella giungla delle agevolazioni pubbliche.
Quando
si parla di finanza agevolata, il primo mito da sfatare è quello del
“contributo a fondo perduto”. Esso non è altro che una delle forme tecniche che
l’agevolazione pubblica può assumere, ma non esaurisce la totalità delle
alternative perseguibili. A ciò va aggiunto che l’espressione “fondo perduto
genera effetti fuorvianti su chi vorrebbe usufruirne, inducendo a pensare che
si tratti di una donazione da parte dell’ente pubblico, a fronte della quale
non si dovrà rendere conto o attenersi a specifici impegni. Infatti, la regola
numero uno della finanza agevolata è che tanto più ghiotto e sostanzioso è il
contributo, tanto più stringente è il controllo esercitato dal soggetto
responsabile del procedimento sull’iter di assegnazione dello stesso. Aggiudicarsi
un “aiuto di Stato” non è certo cosa facile, poiché è necessario possedere una
serie di requisiti che, il più delle volte, sono proprio le imprese meno
bisognose di finanziamenti a detenere.
L’altra
forma principale di agevolazione è il finanziamento a tasso agevolato. Questa è
l’alternativa maggiormente percorsa, almeno negli ultimi tempi, dagli enti
pubblici, in quanto meno onerosa e implicante una maggior compartecipazione alla spesa da parte del soggetto agevolato. In
questo caso, l’erogazione del denaro avviene sotto forma di abbattimento del
tasso d’interesse che l’impresa paga sul finanziamento attivato a fronte di una
spesa da sostenere.
L’universo
della finanza agevolata è estremamente articolato non solo per la varietà di
forme tecniche presenti, ma anche per la numerosità degli enti pubblici
coinvolti. Unione Europea, Stati, Regioni ed enti locali, Camere di Commercio,
sono tutti enti che, in misura e modi diversi, contribuiscono a rimpolpare la
cassa da cui le imprese possono attingere. Relazionarsi con questa galassia di
enti pubblici non è certo semplice, soprattutto se si considera che ognuno di
essi si avvale di regole e procedure differenti e, molto spesso, parla un
linguaggio incomprensibile al “profano”.
Tuttavia,
le criticità esposte non sono certo un buon motivo per rinunciare a partecipare
ad un bando europeo, regionale o di altra natura. I due ingredienti che possono
favorire l’accesso all’agevolazione sono: idee chiare e consulenti affidabili.
Infatti, già prima di presentare la domanda di contributo, è necessario avere una
idea progettuale chiara e definita, che circoscriva le possibili destinazioni
del denaro che verrà erogato. Più semplicemente, prima vanno definite le
modalità di spesa e poi si sceglie il bando adatto. Operando viceversa sarà
praticamente impossibile trovare il bando “tagliato su misura” per la specifica
esigenza, sostenendo così dei costi di consulenza, questi sì, a fondo perduto.
Una
volta definita l’idea progettuale, va scelto il consulente adatto. Il buon
consulente di finanza agevolata deve essere in grado di aiutare l’assistito ad
orientarsi tra le diverse alternative che gli si profilano e non deve indurlo a
tutti costi a partecipare ad un bando, soprattutto se le probabilità di esito
positivo sono ridotte.

In
sintesi, la finanza agevolata può rivelarsi una risorsa preziosa per tutte
quelle imprese che, nonostante le difficoltà di contesto, hanno definito una
chiara traiettoria di sviluppo e sono dotate di uno spiccato spirito di iniziativa.

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