AMAZON E GLI ARTIGIANI, QUALCHE CONSIDERAZIONE DOPO I SERVIZI DI REPORT

Il gorilla e la banana

Qualche osservazione su Amazon e i servizi di Report 

di Francesco d’Amico

 

Premessa

Nell’informatica capita abbastanza di frequente che fornitori diversi collaborino per la realizzazione di progetti complessi: in questo caso si cerca di concordare preventivamente  la divisione dei compiti e dei riconoscimenti.

 

Quando lavoravo in quel settore girava una “battutaccia” su come avveniva questa divisione se nel team dei fornitori era presente IBM: “è come dividere una banana con un gorilla”.

 

 

Nei recenti servizi che Report ha realizzato su Amazon, sarebbe una metafora perfetta di come è stato presentato il rapporto  tra il colosso dell’e-commerce e i fornitori che vi operano.

 

Report ha raccolto le testimonianze di diversi operatori con un elemento comune: aver avuto una situazione di conflitto con Amazon in cui han dovuto adattarsi a subire le decisioni di Amazon, anche se, ingiustamente, secondo Report, penalizzanti nei loro riguardi.

 

Le storie sono tutte diverse, proverò a commentarle per aiutare chi nel mondo artigiano sta valutando di utilizzare il marketplace, a comprendere meglio i vari processi che sono riportati (calcolo delle commissioni, pagamenti, logistica, resi, ….) e se potrebbe andare incontro a questo genere di rischi.

 

Il servizio di Report del 3 Gennaio

 

Di cosa parla il servizio

 

Nella puntata di report del 3 gennaio è stato realizzato un primo servizio che riguardava Amazon, una brutta storia di un Imprenditore “strozzato” dalla multinazionale (il titolo del servizio parla testualmente di “cappio al collo”).

Provo a spiegare il contesto commerciale in cui i fatti sarebbero avvenuti, sempre ammesso che quanto raccontato sia effettivamente avvenuto, per rassicurare che questo genere di rischi non riguarda gli artigiani per diversi motivi che vedremo più avanti

 

Innanzitutto il servizio parla di “Venditore Prime”, è una definizione ambigua, nel senso che qualsiasi operatore che opera su Amazon può diventare Prime affidandosi alla logistica ad Amazon o garantendo un servizio analogo con il proprio corriere.

 

In realtà l’Imprenditore è propriamente un Amazon Vendor, la sua Azienda vende ad Amazon che rivende ai Clienti finali; Amazon cioè acquista all’ingrosso e vende al dettaglio esattamente come agisce un supermercato nel mondo fisico per tutti i prodotti che troviamo sugli scaffali.

Amazon Seller e Amazon Vendor

 

Ricordiamo che Amazon nasce come rivenditore e ancora oggi la percentuale maggiore di business sul marketplace è realizzata secondo il modello della rivendita.

 

Diventare Amazon Vendor non è facile, in genere è Amazon che offre questa opportunità ad aziende che ritiene abbiamo un’offerta interessante per caratteristiche dei prodotti, potenzialità di crescita, marginalità, sviluppo di nuovi mercati ecc.

 

A differenza degli Amazon Seller, che vendono, e spesso consegnano direttamente al Cliente finale, i Vendor devono solo occuparsi di rispettare i termini contrattuali sottoscritti con Amazon (puntualità nelle consegne ai magazzini Amazon ai prezzi concordati) che poi vende dove e al prezzo che decide, senza nessuna possibilità di intervento dal Seller. 

 

I termini contrattuali e il modello di business

 

L’imprenditore parla di “trattenute”, del 5-6% termine ancora ambiguo: non sono le “commissioni per segnalazione” che i Seller devono riconoscere sulle vendite ai Clienti, più alte e comunque lui non vende ai clienti, ma ad Amazon;  probabilmente si tratta dello sconto sul listino che viene fornito ad Amazon.

 

Racconta anche che la trattenuta è triplicata dalle condizioni iniziali, che cioè adesso sconta circa il 18%; considerando che contemporaneamente il volume di acquisti si è quintuplicato  mi sembra ragionevole che chi acquista richieda delle condizioni migliorative.

 

L’imprenditore racconta poi che i prodotti vengono consegnati direttamente ad Amazon dal Far East dove li acquista da produttori locali. 

 

Dalla paura che Amazon possa scavalcarlo e acquistare direttamente sembrerebbe che tratti essenzialmente “commodity” (cioè prodotti a bassa differenziazione dove quello che conta sono soprattutto prezzo e termini di consegna); 

 

In pratica questa azienda è un semplice ufficio commerciale (almeno nei confronti di Amazon) non dispone di unità produttive, nè in Italia, nè all’estero, si limita a gestire ordini, consegne, incassi e pagamenti, 

 

L’acquisto in Cina e la consegna diretta nei magazzini Amazon europei del materiale è un modello di business molto diffuso su Amazon, sia tra i Seller che i Vendor.

E’ una vendita “a volume” dove l’efficienza operativa è essenziale:  qualsiasi imprevisto che blocchi i flussi di prodotto o finanziari rischia di ridurre drasticamente  la profittabilità dell’operazione o renderla addirittura antieconomica.

 

Un artigiano può correre gli stessi rischi?

 

Questo quindi il contesto in cui si sarebbero svolti i fatti, prima di riportarli ulteriormente vorrei far notare che non potrà mai diventare quello di un artigiano per diversi motivi

 

– Un artigiano opera come Seller, spesso con i vantaggi di Amazon handmade e vende direttamente al Cliente finale; non ha le caratteristiche essenziali per poter diventare un Amazon Vendor, in particolare la scalabilità della produzione e la standardizzazione del prodotto

 

– Un artigiano difficilmente usa la logistica di Amazon: si differenzia e viene scelto per le caratteristiche del suo articolo, non deve competere sui tempi di consegna, anzi a volte la produzione dell’oggetto avviene addirittura dopo il ricevimento dell’ordine.

 

– ….men che meno un artigiano commissiona la realizzazione del prodotto a terzi, magari in estremo oriente, per la definizione stessa di artigiano!

 

Fatti (e misfatti?)

 

Gli ulteriori fatti raccolti da Report

 

Il Vendor ha iniziato a ricevere contestazioni da Amazon per consegna di quantità inferiori a quanto riportato nella bolla di accompagnamento o addirittura di consegne mai avvenute e conseguente blocco dei pagamenti

 

Parla di un crescendo di contestazioni per decine di consegne fino a un importo non incassato di circe € 70.000.con problemi che si ripercuotono sia sul suo fornitore che con le banche, in pratica insinua che Amazon abbia fatto sparire a più riprese la sua merce (!)

 

Successivamente Amazon propone una transazione per una cifra minore, modifica in termini peggiorativi i termini contrattuali al rinnovo e pretende di vedere le fattura di acquisto dei prodotti, cioè quello che il Vendor paga al produttore (!).

 

Accettata la proposta e ripresa l’attività il problema si ripresenta, ma il Vendor prosegue nelle forniture fino a una contestazione di circa € 300.000 su un volume d’affari di € 4 Milioni di Euro.

La risposta di Amazon

 

Amazon contattata da Report ha risposto, che per fornire la sua versione dei fatti avrebbe dovuto conoscere di quale specifica contestazione si stesse parlando, ma che in generale riesce a risolvere le contestazioni sulle consegne in tempi molto contenuti.

E’ successo davvero e può accadere ancora?

 

Ritengo che le informazioni fornite da Report siano insufficienti a giungere a una conclusione.

 

Report avrebbe dovuto andare molto più a fondo, come è capace di fare, e ottenere la versione di Amazon mettendole a disposizione tutte le informazioni.

 

Invece si è limitata a dare risalto a una gravissima denuncia anonima senza permettere la replica nello specifico della controparte.

 

In coda al servizio Report ha anche ricordato la sanzione multimilionaria che la Comunità Europea ha inflitto ad Amazon per posizione dominante e la chiusura di un centro commerciale con supermercato e negozi con conseguente impoverimento di un intero quartiere residenziale; senza dare direttamente la responsabilità ad Amazon la narrazione suggeriva però chiaramente questa chiave di lettura,

 

Sono vicende che nulla hanno a che fare con l’oggetto dell’inchiesta, ma che mettono Amazon nella luce peggiore e neanche troppo velatamente spingono a propendere per la veridicità della testimonianza.

 

Il risultato si vede negli effetti sui Social: nei commenti (oltre un migliaio) al servizio sulla pagina Facebook di Report si trova di tutto, oltre ai due schieramenti che hanno già condannato (la maggioranza) o assolto Amazon, c’è tanta confusione tra chi non conosce come si opera sul marketplace e scambia il modello di business con le modalità della logistica, o le condizioni praticate ai fornitori con quelle riservate ai clienti.

 

Abbiamo certamente bisogno di un giornalismo d’inchiesta e di denuncia che “non guardi in faccia nessuno” e Report ci ha spesso dimostrato di saperlo fare egregiamente, ma a mio modestissimo parere non è quello che ha realizzato in questa occasione.

 

Nei prossimi articoli commenterò le testimonianze presentate nella puntata di Report del 17 gennaio.

Situazioni tutte diverse ma nella narrazione di Report con in comune l’aver provato a dividere una banana con un gorilla…. 

 

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Francesco d’Amico (consulente.webmarketing@unioneservizi.it) è Consulente di Unione Artigiani, con cui collabora dal 2012 curando le consulenze dello “Sportello Web Marketing”, realizzando formazione in aula e progetti ad hoc per gli Associati.


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